La salute pubblica può davvero trasformare le disuguaglianze sociali?

La salute pubblica può davvero trasformare le disuguaglianze sociali?

La salute pubblica è spesso presentata come una leva per una maggiore giustizia ed uguaglianza. Tuttavia, nonostante gli impegni etici e le conoscenze accumulate, le disuguaglianze in materia di salute persistono. La ragione è semplice: la salute pubblica non è un attore neutrale o onnipotente. Si inserisce in un complesso insieme di rapporti di potere, scelte politiche e vincoli istituzionali che limitano la sua capacità di agire sulle cause profonde delle disuguaglianze.

Prendiamo l’esempio delle cure materne nelle zone rurali. Una clinica può esistere, ma strade dissestate, costi di trasporto elevati o norme sociali restrittive impediscono alle donne di accedervi. La giustizia in materia di salute non si limita alla presenza di un servizio. Richiede di trasformare le condizioni economiche, sociali e ambientali che rendono alcune vite più precarie di altre. Garantire un accesso equo alle cure implica anche combattere la povertà, le discriminazioni e l’insicurezza alimentare.

Gli approcci tradizionali, come quello di John Rawls, propongono di ridistribuire le risorse per aiutare i più svantaggiati. Durante la pandemia di COVID-19, gli operatori sanitari, gli anziani e le persone affette da malattie croniche sono stati prioritari per la vaccinazione. Tuttavia, questa logica si scontra con ostacoli strutturali. Ad esempio, i brevetti sui vaccini hanno limitato la loro produzione nei paesi poveri, mostrando che le regole economiche globali possono ostacolare la giustizia sanitaria.

Martha Nussbaum va oltre, sottolineando che la salute non dipende solo dall’accesso alle cure, ma anche dalla capacità degli individui di vivere in condizioni dignitose. Nelle baraccopoli, dove il sovraffollamento, la mancanza di acqua potabile e l’insalubrità sono all’ordine del giorno, distribuire farmaci non è sufficiente. Gli abitanti possono mancare di documenti d’identità, il che li rende invisibili agli occhi delle politiche pubbliche e complica l’accesso ai programmi sanitari. La giustizia in materia di salute deve quindi includere il riconoscimento dei diritti fondamentali e la lotta contro le esclusioni sistemiche.

L’ambiente gioca anch’esso un ruolo chiave. Le comunità esposte a inondazioni, ondate di calore o inquinamento subiscono rischi sanitari costanti, spesso ignorati dai decisori. Nei piccoli Stati insulari dei Caraibi, gli uragani distruggono le abitazioni e disturbano l’agricoltura, gettando le popolazioni nell’insicurezza alimentare e nella precarietà. La giustizia ambientale diventa così indissociabile dalla giustizia sanitaria.

Infine, la produzione delle conoscenze in materia di salute pubblica solleva questioni. Le comunità marginalizzate sono raramente associate alla ricerca, il che porta a politiche poco adatte alle loro realtà. Un approccio transdisciplinare, in cui ricercatori, professionisti e cittadini collaborano, permette di rispondere meglio ai bisogni locali e di ridistribuire il potere decisionale.

La salute pubblica non può quindi accontentarsi di essere una scienza della prevenzione. Deve diventare un progetto politico, in cui la lotta contro le disuguaglianze passa attraverso la trasformazione delle strutture sociali, economiche e ambientali che determinano chi può essere in buona salute e chi no. Ciò implica agire contemporaneamente sulle cure, sui diritti, sull’ambiente e sulla partecipazione cittadina, affinché la salute smetta di essere un privilegio e diventi un diritto effettivo per tutti.


Documentation et sources

Document de référence

DOI : https://doi.org/10.1186/s12982-026-01827-z

Titre : Health justice as a framework for transforming public health practice

Revue : Discover Public Health

Éditeur : Springer Science and Business Media LLC

Auteurs : Gilbert D. Bernardino; Ferdinand C. Tercero; Jonathan H. Ilagan; Julie E. Padilla; Sonia C. Olnanigon; Reuben Victor M. Laguitan; Don Eliseo Lucero-Prisno

Speed Reader

Ready
500