{"id":15,"date":"2026-03-18T23:20:21","date_gmt":"2026-03-18T22:20:21","guid":{"rendered":"https:\/\/globalphilosophyreview.com\/it\/2026\/03\/18\/lintelligenza-artificiale-riproduce-il-colonialismo-sfruttando-i-dati-indigeni-senza-il-loro-consenso\/"},"modified":"2026-03-18T23:20:44","modified_gmt":"2026-03-18T22:20:44","slug":"lintelligenza-artificiale-riproduce-il-colonialismo-sfruttando-i-dati-indigeni-senza-il-loro-consenso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/globalphilosophyreview.com\/it\/2026\/03\/18\/lintelligenza-artificiale-riproduce-il-colonialismo-sfruttando-i-dati-indigeni-senza-il-loro-consenso\/","title":{"rendered":"L&#8217;intelligenza artificiale riproduce il colonialismo sfruttando i dati indigeni senza il loro consenso?"},"content":{"rendered":"<h1>L&#8217;intelligenza artificiale riproduce il colonialismo sfruttando i dati indigeni senza il loro consenso?<\/h1>\n<p>I sistemi di intelligenza artificiale sfruttano sempre pi\u00f9 le lingue, i dati biometrici, geospaziali ed ecologici dei popoli indigeni senza il loro consenso n\u00e9 una giusta compensazione. Questa pratica ricorda i metodi coloniali di estrazione delle risorse, ma questa volta in forma digitale. Mentre esistono regole severe per regolamentare l&#8217;uso delle risorse genetiche, come previsto dal Protocollo di Nagoya, nulla di paragonabile protegge le conoscenze indigene nel campo dell&#8217;IA. Le imprese e gli Stati traggono cos\u00ec profitto da queste conoscenze sotto la copertura dell&#8217;apertura dei dati e della neutralit\u00e0 scientifica, ignorando i diritti riconosciuti dalle Nazioni Unite.<\/p>\n<p>L&#8217;estrazione dei dati indigeni da parte dell&#8217;IA assume diverse forme. Registrazioni di lingue minacciate, come il te reo M\u0101ori o l\u2019\u02bb\u014dlelo Hawai\u02bbi, sono state utilizzate senza autorizzazione per addestrare modelli di riconoscimento vocale. La sorveglianza biom\u00e9trica colpisce in modo sproporzionato le comunit\u00e0 indigene, in particolare durante manifestazioni o movimenti di resistenza. Le mappe satellitari analizzate dall&#8217;IA rivelano siti sacri o risorse naturali, esponendo questi territori a intrusioni indesiderate. Infine, lo sfruttamento digitale dei dati ecologici consente di aggirare le protezioni tradizionali, come facevano un tempo i biopirati con le piante medicinali.<\/p>\n<p>Queste pratiche non sono neutrali. Perpetuano una logica coloniale in cui le conoscenze indigene sono trattate come risorse libere di accesso. Eppure, per i popoli interessati, la lingua, i dati biometrici o le conoscenze ambientali non sono semplici insiemi di dati. Incarnano una cultura, un&#8217;identit\u00e0 e una relazione profonda con la terra. La loro appropriazione non consensuale aggrava le disuguaglianze e minaccia la sovranit\u00e0 delle comunit\u00e0.<\/p>\n<p>Di fronte a questa situazione, i quadri di governance indigeni, come i principi OCAP e CARE, propongono un&#8217;alternativa. OCAP afferma che le comunit\u00e0 devono controllare l&#8217;accesso, il possesso e l&#8217;uso dei propri dati. CARE insiste sull&#8217;importanza di un beneficio collettivo, di un&#8217;autorit\u00e0 di controllo, di una responsabilit\u00e0 condivisa e di un&#8217;etica rispettosa. Integrare questi principi in un meccanismo internazionale di accesso e condivisione dei benefici, ispirato al Protocollo di Nagoya, potrebbe obbligare gli sviluppatori di IA a negoziare con i detentori di queste conoscenze. Ci\u00f2 significherebbe ottenere un consenso informato, definire termini equi e ridistribuire i benefici economici generati da queste tecnologie.<\/p>\n<p>Un tale quadro giuridico trasformerebbe l&#8217;IA in uno strumento di giustizia piuttosto che di dominazione. Riconoscerebbe i popoli indigeni non come soggetti passivi, ma come partner a pieno titolo, in grado di decidere come i loro dati vengono utilizzati. Esempi concreti mostrano che questo approccio funziona. In Canada, accordi di condivisione dei benefici hanno gi\u00e0 permesso a comunit\u00e0 di recuperare una parte dei profitti derivati dalle loro conoscenze tradizionali. In Nuova Zelanda, collaborazioni con aziende tecnologiche hanno portato a strumenti di riconoscimento vocale adattati alle lingue locali, sviluppati con e per le comunit\u00e0 interessate.<\/p>\n<p>La posta in gioco \u00e8 alta. Senza protezione, l&#8217;IA rischia di riprodurre i peggiori eccessi del colonialismo, digitalizzando lo sfruttamento dei popoli e dei loro territori. Ma con regole chiare e vincolanti, potrebbe invece diventare una leva per la rivitalizzazione culturale e il riconoscimento dei diritti indigeni. La tecnologia non \u00e8 una fatalit\u00e0: il suo impatto dipende dalle scelte che facciamo oggi.<\/p>\n<hr>\n<h2>Documentation et sources<\/h2>\n<h3>Document de r\u00e9f\u00e9rence<\/h3>\n<p><strong>DOI\u00a0:<\/strong> <a href=\"https:\/\/doi.org\/10.1007\/s00146-026-02931-z\" target=\"_blank\">https:\/\/doi.org\/10.1007\/s00146-026-02931-z<\/a><\/p>\n<p><strong>Titre\u00a0:<\/strong> Preventing AI extractivism: the case for braiding indigenous data justice with ABS for stronger AI data governance<\/p>\n<p><strong>Revue : <\/strong> AI &amp; SOCIETY<\/p>\n<p><strong>\u00c9diteur : <\/strong> Springer Science and Business Media LLC<\/p>\n<p><strong>Auteurs : <\/strong> Maria Schulz; Jordan Loewen-Col\u00f3n<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;intelligenza artificiale riproduce il colonialismo sfruttando i dati indigeni senza il loro consenso? 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